Seno nuovo, ma naturale!

La mastoplastica additiva non punta più solo sul volume, ma sul miglioramento del seno.
Il risultato è naturale al punto da poter ingannare anche un occhio esperto.

“Voglio sentirmi bene con il mio corpo”: è la principale richiesta che le pazienti fanno al chirurgo estetico.
“L’ho fatto per me”, “Adesso mi sento a mio agio”: sono i commenti più comuni dopo un intervento di miglioramento del seno.

Archiviati i tempi in cui si ricercavano forme esagerate, “artificiali”, oggi la filosofia che guida gli interventi di chirurgia plastica è quella della naturalezza: una volta operata, la paziente deve essere indistinguibile da una qualsiasi bella donna che incontriamo per strada, nei bar o in un ristorante.

La mastoplastica additiva, l’intervento per aumentare il volume del seno, è uno degli interventi di chirurgia estetica maggiormente richiesti ed eseguiti nel mondo.

Non si tratta semplicemente di ingrandire, ma di migliorare.
In passato, quando si puntava solo al volume, al mare tutti ci accorgevamo della differenza tra un seno “vero” e uno “ritoccato”; oggi i due seni dovrebbero essere distinguibili solo dall’occhio di un esperto.

Un’eccellenza di risultati che si spiega con la specializzazione.

Personalmente, ho scelto di specializzarmi nella chirurgia del seno in tutte le sue sfaccettature, raffinando sempre più la tecnica chirurgica, ponendo estrema attenzione alla qualità dei materiali delle protesi e aggiornandomi costantemente. D’altra parte, la chirurgia è sempre in progress, in continua evoluzione, e noi chirurghi dobbiamo seguirne e approfondirne gli sviluppi, per offrire ai nostri pazienti il meglio di quanto oggi esiste in campo internazionale.

Operiamo tenendo presente la tridimensionalità del seno: misuriamo i diametri, l’altezza, la proiezione del seno, e utilizziamo protesi anatomiche a goccia, scelte sulla base di queste specifiche caratteristiche e quindi, personalizzabili da donna a donna.
Esiste, infatti, la possibilità di variare l’altezza, la larghezza della base, la proiezione della protesi, e di utilizzare una protesi conformata esattamente per il seno e per il torace della paziente.

Anche la sicurezza e la durata delle protesi sono cambiate sensibilmente. In passato, si diceva che dovessero essere sostituite ogni 10-15 anni; le protesi anatomiche di oggi sono costruite per durare teoricamente tutta la vita.

E la vita cambia davvero: viene affrontata con più disinvoltura e sicurezza. Indossare un abito scollato, andare in palestra e al mare, non temere più gli sguardi degli altri…

Piacersi…basta volerlo!

 


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Come scegliere lo specialista giusto per evitare sgradevoli imprevisti?

Plasmare il corpo per renderlo più bello. Correggere le imperfezioni e attenuare i segni che il tempo inevitabilmente impone. O riportare all’integrità un parte di noi lesionata da una malattia o da un trauma.
Il ricorso alla chirurgia plastica è ormai, per le più svariate esigenze, routine.

Ma la domanda di fondo è: come scegliere lo specialista giusto per evitare sgradevoli imprevisti?

Innanzitutto, bisogna accertarsi che il medico prescelto sia effettivamente un chirurgo plastico. Può sembrare incredibile, ma c’è chi pratica questa professione, delicatissima, senza avere le necessarie competenze. Uno strumento pratico ed efficace per verificarlo è visitare il sito della Sicpre (www.sicpre.it), la Società italiana di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica: raduna la stragrande maggioranza degli specialisti.

Una volta approdati poi nell’ambulatorio del chirurgo, per valutare la sua professionalità, cruciale è il modo in cui si svolge la visita.
Lo specialista serio ascolta con attenzione la persona e pone quesiti sul suo stato generale di salute, su eventuali allergie, nonchè sui farmaci che sta assumendo.
Chiede le ragioni che hanno spinto il paziente a decidere di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica, anche perchè queste possono essere non solo di natura estetica, ma avere talvolta anche una matrice psicologica.
Ma non solo: un chirurgo serio indica sempre con chiarezza gli esami da fare prima dell’operazione, gli eventuali rischi e i tempi di ripresa, e sottopone alla firma del paziente il cosiddetto “consenso informato”, il documento che illustra in maniera dettagliata tutte le possibili complicazioni dell’intervento.

Resta sempre fondamentale il fattore empatia: tra chirurgo e paziente deve scattare la “scintilla”…no, non parliamo di amore, ma almeno di una sorta di umana simpatia, condita da una buona dose di fiducia!

Infine, quando si arriva a pronunciare il fatidico “sì” all’intervento, bisogna informarsi bene sulla struttura in cui si verrà operati, anche se si prevede solo un’anestesia locale o un regime di day hospital.

La chirurgia estetica non è un burqa di carne

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La Chirurgia Estetica non è un burqa di carne, ma uno strumento di libertà e benessere. Parola di Papa Pio XII (e della Sicpre).
La SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, prende posizione contro l’espressione usata dal Cardinale Gianfranco Ravasi durante la conferenza stampa del Pontificio Consiglio per l’assemblea plenaria convocata dal 4 al 7 febbraio 2015.

E lo fa, anche e soprattutto, ricordando il discorso pronunciato da papa Pio XII in occasione del congresso nazionale SICPRE (Roma, 1958), improntato alla massima apertura verso la cura anche estetica di sé, nel nome di una bellezza che è un bene, in quanto a immagine e somiglianza di quella di Dio. Secondo Pio XII, il desiderio di acquisire la perfezione estetica, andando quindi ben oltre l’eliminazione di un brutto difetto che rende difficile relazionarsi con gli altri, non è in sé moralmente buono, né cattivo, “ma soltanto le circostanze, alle quali in concreto nessun atto può sottrarsi, gli daranno il valore morale di bene o di male, di lecito o di illecito. Ne deriva che la moralità degli atti che riguardano la Chirurgia Estetica deriva dalle circostanze concrete dei singoli casi”.

Sono passati quasi sessant’anni, ma è questa – non quella espressa qualche giorno fà – la posizione moderna, documentata e profonda sulla chirurgia estetica. Secondo chi la pratica per professione, la chirurgia estetica (che è una branca della chirurgia plastica, come lo è la chirurgia ricostruttiva) è una possibilità per migliorare la vita, rendendo persone che non si sentono a proprio agio nella loro pelle e nel loro corpo più serene e più sicure. “La nostra esperienza di chirurghi plastici pullula di casi di donne e uomini che dopo aver corretto un difetto o attenuato i segni lasciati dal tempo sono diventate veramente se stesse. – dice Fabrizio Malan, presidente della SICPRE, la Società che raduna l’80% dei chirurghi plastici nel nostro Paese -. Questo è esattamente il contrario del burqa, uno strumento di limitazione della libertà personale, di omologazione.

Il discorso, ovviamente, vale per una chirurgia estetica scelta consapevolmente da persone mature e informate, il cui desiderio è appunto quello, totalmente lecito, di un maggior benessere, non dell’omologazione a un modello imposto da chissà chi”.

“Burqa di carne” è un’espressione contenuta nella Traccia di lavoro per l’Assemblea Plenaria sul tema “Le culture femminili: uguaglianza e differenza”, documento in cui si legge: “La chirurgia estetica può essere inquadrata come una tra le tante possibili manipolazioni del corpo che ne esplorano i limiti rispetto al concetto di identità. Una specificità che nel mondo contemporaneo è sottoposta a pressioni fino al punto da provocare patologie (dismorfofobia, disturbi alimentari, depressione…) o “amputare” le possibilità espressive del volto umano così connesse con le capacità empatiche.
La chirurgia estetica, quando non è medico-terapeutica, può dunque esprimere aggressione all’identità femminile, mostrando il rifiuto del proprio corpo in quanto rifiuto della “stagione” che si sta vivendo”.

”Il riferimento all’amputazione delle possibilità espressive del volto umano è chiaramente un riferimento ai trattamenti per le rughe, ma si tratta di un’affermazione estremizzata – dice ancora Malan -. Nella grande maggioranza dei casi, al contrario, questi trattamenti ben eseguiti permettono al viso di ritrovare la sua espressività, eliminando quell’espressione corrucciata e imbronciata che è conseguenza del fatto che, con il passare del tempo, i muscoli mimici perdono la capacità di rilassarsi completamente. L’espressione triste e corrucciata di molte persone in là negli anni non è la loro vera espressione, né corrisponde a quello che desiderano esprimere.
È una conseguenza di un elemento fisiologico che, paradossalmente, limita e altera il reale e libero messaggio di ognuno”. Un deciso no anche per quanto riguarda il rifiuto dei segni lasciati dall’età. “È estremamente pericoloso definire in senso negativo ogni intervento atto ad attenuare gli effetti dell’invecchiamento – dice ancora Malan – perché di questo passo anche la cura delle malattie diventa un rifiuto dell’accettazione della propria condizione. Mi permetto di suggerire a chi ha stilato il documento di rileggere il discorso che Pio XII fece ai partecipanti al Congresso Nazionale della SICPRE del 1958. L’intero discorso è interessante e profondo, ma alcuni passaggi sono particolarmente significativi e, a meno che non vengano rifiutati per motivi che francamente ignoro, rappresentano la miglior e più autorevole risposta ai contenuti del sopraccitato documento”.

Eccone alcuni passi: La coscienza cristiana di fronte allo sviluppo della chirurgia estetica “…Lo sviluppo del tutto recente della Chirurgia Plastica, e più propriamente Estetica, ha tenuto vivo per molto tempo, nella coscienza cristiana, l’interesse intorno alla liceità dei suoi interventi, particolarmente di quelli indirizzati, non tanto al ripristino funzionale, quanto ad ottenere un positivo abbellimento della persona, ad esempio, con la modifica dei tratti fisionomici, o, semplicemente, con l’ablazione delle rughe sopravvenute per l’usura naturale del tempo.
La bellezza fisica dell’uomo, manifestata principalmente dal volto, è in sè stessa un bene, quantunque subordinato ad altri beni superiori, e pertanto pregevole e desiderabile. Essa è, infatti, un’impronta della bellezza del Creatore, perfezione del composto umano, normale sintomo della sanità fisica”. Il valore della bellezza secondo il cristianesimo “Ora, non vi è dubbio che il cristianesimo e la sua morale non hanno mai condannato, come illecita in sè, la stima e la cura ordinata della bellezza fisica” “Si faccia l’ipotesi di un individuo, che chieda alla Chirurgia Estetica il perfezionamento dei suoi tratti, già conformi ai canoni della normale estetica escludendo ogni intenzione non retta, qualsiasi rischio alla sanità ed ogni altro riflesso contrario alla virtù, ma solo — purché una ragione è ben necessario che si dia — per la stima della perfezione estetica e per il godimento del suo possesso. Quale sarà il giudizio della morale cristiana? Tale desiderio od atto, come è presentato dall’ipotesi, non è in sé moralmente buono, né cattivo, ma soltanto le circostanze, alle quali in concreto nessun atto può sottrarsi, gli daranno il valore morale di bene o di male, di lecito o di illecito. Ne deriva che la moralità degli atti che riguardano la Chirurgia Estetica dipende dalle circostanze concrete dei singoli casi”.

L’opinione di Pio XII dell’attività dei chirurghi plastici ed estetici “Da questi accenni si può agevolmente arguire quanto sia importante, delicata e meritoria la vostra professione. Come espressione del mirabile progresso compiuto in questi ultimi tempi dalle scienze mediche, la Chirurgia Plastica ne corona, per dir così, la benefica opera, restituendo armonia e decoro alle membra, e talora anche allo spirito. Quanti animi, avviliti da complessi d’inferiorità e quasi impediti nella loro attività, ritrovano serenità e dinamismo di vita nelle vostre abili e fraterne mani. Quanti volti di figli di Dio, cui la sventura ha negato il dono di rispecchiare la sua bellezza, riacquistano il perduto sorriso dalla vostra scienza ed arte”.